
E’ incredibile quanto tutte le Amministrazioni di destra e di sinistra e gruppi misti vari, susseguitesi in questi decenni, non siano riuscite ad opporsi efficacemente alla svendita ai costruttori della macchia mediterranea sul lungomare. Al momento si è vista nascere una strada nuova di zecca di fresco lucido bitume che ha cementificato e cancellato definitivamente una buffer-zone molto importante per Fregene. Tanto più che la linea di costa avanza e sarebbe stato fondamentale preservare il patrimonio di piante e arbusti di macchia, salvo poi in futuro lamentarsi che il mare entrerà nelle case. Ovviamente questa prima colata di asfalto, senza una ciclabile come promesso inizialmente, è solo il primo assaggio e continuerà con tanto altro cemento armato. Sono di pubblico dominio i progetti di edificazione, ancorchè purtroppo oscuri nella loro declinazione d’impatto pratico sulla cittadina, che si stanno preparando in quell’area di “fu” pregiata macchia. Insomma sarà sempre più difficile arrivare in spiaggia passando nelle vie della ex zona della Lente, di fatti alcune strade risultano sbarrate da settimane. Via Viserba, ci dice un cartello segnaletico piazzato di fresco, è diventata improvvisamente e definitivamente un vicolo cieco, pure Via Porto Maurizio chiusa, mezza corsia di via Cattolica interrotta, senza contare via Porto Recanati, chiusa da anni ormai. Ricordiamo che questa via, con la scusa che era piena di rifiuti anziché essere bonificata, era stata chiusa al pubblico transito, come se, visto che non si riescono a perseguire efficacemente gli scaricatori selvaggi, allora decidessimo di chiudere Viale Castellammare poichè in estate somiglia ad una discarica. Dunque, continuando, via Viserba e via Porto Maurizio ostruite dall’edificazione della nuova strada e di un marciapiede rialzato diverranno vicoli ciechi non più percorribili dall’interno della cittadina per raggiungere la spiaggia? Con quale scusa qui? Il mare sarà sempre più irraggiungibile e invisibile per lunghi tratti, nascosto fra palazzi e barriere architettoniche altrochè i buoni propositi di rimuovere quelle esistenti! L’Amministrazione non vuole incontrare i cittadini, le associazioni locali nè spiegare i piani della società costruttrice. Forse non li conosce? Come si arriverà sul lungomare in questa zona? Forse nel piano regolatore è prevista anche una bella rampa di lancio per paracadutare gli abitanti direttamente sulla spiaggia? Di fronte a questo scempio ambientale fiore fiore di esperti però ci tengono a rassicurare gli scettici, affermando convinti che alcuni arbusti saranno salvaguardati (ma come?) e altre piante di macchia mediterranea pare che saranno trapiantate nella zona del campo davanti alla Pineta o altrove (ma dove?). Sconvolgendo gli eco-sistemi sarà ben difficile che le piante che si trovano sulla costa attecchiscano proprio lì dove decide l’essere umano di trasportarle e che tutte le centinaia di essenze arboree compensative, piantate sul campo davanti alla pineta Monumentale per rimediare al disastro ambientale in corso nella zona della ex Lente, riescano a vivere! La pineta già sofferente speriamo che in questo modo non subisca anch’essa, come la macchia mediterranea, il colpo di grazia e la sua condanna a morte senza appello.
Savefregene riproduzione riservata

Prima di recitare il de profundis su ogni singola pianta e specie animale vivente nella “Lente” di Fregene, l’Amministrazione comunale, nella persona del Vice Sindaco di Genesio Pagliuca, in qualità di delegato alla Pianificazione Urbanistica, Edilizia, Patrimonio comunale, Riserva Statale del Litorale, Personale, dovrebbe rispolverare leggi già esistenti, visto che si è proposto di indagare e fermare le colate di cemento. La L.R. (Legge Regionale) 19 settembre 1974, n. 61 (1) ovvero norme per la protezione della flora erbacea ed arbustiva spontanea sulla zona costiera, difatti già tutela la macchia mediterranea (ridotta ormai a pochissimi ettari in tutto il pianeta meno del 2%, vedi foto) con diversi articoli ad hoc, anche se in passato amministrazioni compiacenti precedenti a Montino, se ne sono fregate ampiamente!
Questa Giunta faccia veramente la differenza allora…La strage annunciata della Lente può essere fermata e la petizione al Sindaco http://chng.it/THpj4sjB già avviata da alcuni Cittadini pro-ambiente, chi vuole la può ancora firmare, può essere supportata con leggi esistenti a cui Egli può attingere anche facendo appello ai legali del Comune e ai tecnici.
Ecco alcuni articoli salienti della legge di cui sopra, ed elencate, per brevità, solo alcune delle specie erbacee e di arbusti tutelati:
1. ) Sono considerati elementi esemplari delle biocenosi del territorio laziale le seguenti specie erbacee ed arbustive rare o particolarmente notevoli:
Adenocarpus complicatus J - Ginestrella glandulosa. Agrotis albula (canina) Montelucci - Capellini. Allium margaritaceum S. et S. - Aglio margaritaceo. Ambrosia marittima L. - Ambrosia. Ammophila arenaria - Sparto pungente. Andrahne telephioides L. - Porcellana greca. Arisarum proboscidem Savib - Arisaro codato, Gilico codato. Aspelenium javorkeanum Vida - Felce rugginella, Asplenia di Javork. Athamantha sicula L. - Finocchiella di Sicilia. Berteroa obliqua DC - Alisso obliquo. Biscutella didyma L. - Biscutella didima. Buoierum rollii Montelucci - Buplero del Rolli. Cardamine chelidonia L. - Cardamine balcanica, Billeri balcanico. Cardamine graeca L. - Cardamine greca, Billeri greco. Cirsium monspessulanum Hill - Cardo di Montpellier. Cladium marscus R. Br. - Panicastrella di palude. Corrigiola litoralis L. - Corrigiola marina. Crepis lacera Ten. vel Crepis latialis Seb. - Radichella del Lazio. Crocus imperati Ten. - Zafferano napoletano. Cynoglossum apenninum L. - Lingua di cane dell'Appennino. Cynoglossum magellense Ten. - Lingua di cane della Maiella. Cytisus spinescens Presl - Ginestrella spinosa. Diotis maritima Desf. - Margherita delle dune. Erinusalpinus L. - Erino delle Alpi. Euphorbia coralloides L. - Euforbia corallina. Ferula glauca L. - Ferula azzurrina, Finocchiaccio azzurrino. Fritillaria persica L. - Giglio persiano, Giglio susino, Pennacchio persiano. Galanthus nivalis L. - Bucaneve. Galium cinereum L. - Caglio cenerino.
La Riserva Naturale Statale del Litorale Romano istituita con decreto ministeriale il 29 marzo 1996 ed estesa per oltre 16.000 ettari (la più grande d’Italia), purtroppo, dopo oltre 23 anni è ancora senza Piano di Gestione, affermano Italia Nostra, WWF, Pro Natura, FAI Lazio, Mountain Wilderness e Lipu.
E possiamo proseguire…
Geropogon glaber L. - Dente di cane glabro. Helichrysum saxxatile Mors - Elicriso delle pietre. Hesperis oblongipetala Borb. - Violacciocca laziale. Hyacinthus pendulinus Chiov - Giacinto pendulo. Hypochaeris rubertis Fiori - Radicchiella di montagna. Iberis rollii A. Terr. - Iberide del Rolli. Imperata cylindrica P. B. - Pennacchi di palude. Iris olbiensisi Henon - Iride di Olbia, Giaggiolo di Olbia. Juniperus oxycedrus zufescens LK. - Ginepro rosso. Kundamannia sucula DC. - Finocchiella di Sicilia. Lilium Bulbiferum croceum Chaix - Giglio rosso. Limonium multiforme Pignatti - Statice multiforme. Linaria pilosa Vis. (in Cufodontis) - Linaria irsuta. Mandragora autumnalis Bert. - Mandragora. Medicago cuneata Woods - Erba medica cuneata. Medicago muricoleptis Tin. - Erba medica aculeata. Medicago scutellata Mill. - Erba medica scutellata. Milium virescens Fiori - Miglio verdeggiante. Myoporum insulare R. Br. - Mioporo delle isole. Onosma columnae Lac. - Erba viperina dei Colonna. Orchis pallens L. - Giglio caprino giallo, Orchidea giallopallida. Orchis sulphurea L. vel Orchis romana Seb. - Orchidea romana. Osmunda regalis L. - Felce florida. Paeonia corallina Rtz. - Peonia corallina. Polygonum romanum Jacq. - Poligono romano. Poterium spinosum L. - Ranuncolo malefico, Sardonia. Ribes multiflorum Kit. - Ribes selvatico. Salvia haemathodes tiberina Mauri - Salvia del Tevere. Schoenus nigricans L. - Giunco nero. Sedum caespitosum DC. - Pinocchiella cespitosa. Senecio Apenninus Tausch - Calderugia degli Appennini. Senecio leucanthemifolius Poir. - Calderugia margherita. Serratula cichoaracea DC. - Serratula. Silene catholica Ait. - Silene cattolica. Stapphylea pinnata L. - Lacrime di Giobbe, Borsolo. Sternbergia lutea Ker et Gawl. - Zafferano giallo. Styrax officinalis L. - Storace, Armella. Taxxus baccata L. - Tasso. Teucrium fruticans L. - Erba querciola arbustica. Thimus vulgaris L. - Serpollino, Timo. Ulex europaeus L. - Ginestrone spinoso. Velezia rigida L. - Velezia eretta. Verbascum niveum Ten. - Tasso barbasso bianco, Barabasco bianco. Verbascum viminale Guss. - Tasso barbasso vimineo, Barabasco vimineo.
2. ) Nel territorio regionale è consentita la raccolta complessiva giornaliera pro-capite di non più di cinque assi fiorali di tutte le piante spontanee delle specie di cui all'art. 1, restando comunque interdetta l'estirpazione della pianta o l'asportazione di altra parte di essa.(omissis)
3. ) E' vietata la raccolta o la detenzione ingiustificata di piante spontanee o di parti di esse appartenenti alle seguenti specie molto rare o in via di estinzione: Aspholedine lutea Rchb. - Asfodelo giallo. Biarum tennifolium Scott. - Aro protecenozoico, Aro a foglie strette. Carex grioletti Roem. vel Carex grisea Viv. - Carice grigia, Carice di Grioleti. Chamaerops humilis L. - Palma nana, Palma di S. Pier martire. Daphne oleaefolia Lam. - Olivella. Ilex aquifolium L. - Agrifoglio. Linaria purpurea Mill. - Linaria violacea. Linaria ribrifolia Rob. et Cast. - Linaria a foglie rosse. Narcissus poeticus L. - Narciso dei poeti. Pancratium maritimum L. - Narciso marino. Vitex agnus castus - Agnocasto vitice.
4. ) Chiunque intenda raccogliere parti di piante delle specie: Atropa belladonna L. - Belladonna; Urginea maritima Bak - Squilla, Scilla marittima, Cipolla marina, dichiarate officinali dal R.D. 26 maggio 1932, n. 772, dovrà provvedersi di apposita autorizzazione in carta libera che, ai sensi del R.D. 30 marzo 1933, n. 675 gli sarà rilasciata dal sindaco del comune di residenza, previo parere obbligatorio e vincolante dell'Assessore regionale all'agricoltura.
Da quanto sopra si evince che distruggere la macchia con attività invasive come nuove edificazioni è illecito e contra-legem,
Dopo molte lungaggini burocratiche finalmente il recente PTPR, per fortuna, ha posto vincoli che hanno fermato l’ampliamento dell’aeroporto da Vinci e, si spera, definitivamente bollato come malsana l’idea di costruire un porto turistico, dopo il porto della Concordia e i danni che ha provocato alla costa di Fiumicino. Gli ultimi episodi di burrasca di ieri e quelli previsti, che hanno interessato oltre alla martoriata zona sud anche le spiagge di Fregene centro, il mare è arrivato sulla strada, purtroppo, ci dicono che costruire vicino al mare non è più possibile e che bisogna assolutamente frenare i processi di dissesto idro-geologico.
Vedi intervento a buongiorno regione di Ilaria Falconi http://www.fregeneonline.com/buongiorno-regione-ilaria-falconi-spiega-il-fenomeno-erosione/
Bisogna occuparsi dunque di sagge leggi pre-esistenti a salvaguardia di arbusti e piante spontanee di macchia mediterranea protette e crearne urgentemente di nuove!! Queste aree, le cosidette buffer-zone (zone tampone) dovrebbero solo essere censite perché la legge già le tutela, come abbiamo visto sopra. Non si può favorire nessuna concessione edilizia o permesso per porti turistici e non sul fronte di nuove edificazioni o qualsivoglia manufatto umano, sul lungomare di Fregene e nel nostro comune in toto, sarebbero opere devastanti per l’ambiente e per la stessa futura sopravvivenza di questa località marina.
Consulta le altre leggi ambientali in Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana - 2/5/1996 | Riserva del Litorale Romano

e ville sul lungomare: NEVER ENDING STORY.
Alcuni villini in costruzione sul lungomare, dopo essere stati bloccati con i sigilli dalla forestale per circa un’ anno ed essere stati poi sbloccati con sentenza della cassazione molti mesi fa, sono stati “risigillati” nuovamente dal corpo forestale dello Stato dopo alcuni giorni. Ricordiamo brevemente che il blocco all’edificabilità aveva riguardato circa 50 villini. La procura di Civitavecchia indagava in merito a ipotizzate mancanze di permessi dalla regione Lazio al comune di Fiumicino. La Cassazione aveva poi ordinato la rimozione dei sigilli. Dunque qualche mese fa sono stati riposizionati i blocchi della Forestale su quasi tutti i villini. Adesso da un mese o più parte di essi sono stati risbloccati. Caspita c’è venuto mal di testa a contare tutto sto blocca e sblocca! Questa volta, per quelli ancora sigillati, dopo alcune verifiche, sembrerebbero essere state riscontrate incongruenze nelle cubature dichiarate per la costruzione delle ville e quelle invece effettivamente realizzate. Inoltre, l’edificazione delle medesime, su aree di macchia mediterranea sottoposte a vincoli ambientali e paesaggistici, dovrebbe essere ulteriore oggetto di indagini. La storia continua…never ending story, alle storie di degrado non c’è fine per la povera Fregene che si dibatte prigioniera innocente del menefreghismo del Comune da tempo immemorabile, sempre legata mani e piedi come una vittima sacrificale all’immobiliare Federici che non muove paglia se non ci vede un tornaconto di tipo “palazzinaro”. Ma la risistemazione del lungomare promessa dal Sindaco Canapini: l’asfaltatura, la riverniciatura delle strisce pedonali, le ciclabili, cartelli,dossi antivelocità, le buche…L’ispezione sul lungomareè stata fatta dal primo cittadino e adesso? Già finito l’interessamento? Quando pensa di avviare i lavori? Forse in piena stagione balneare o allo scadere del mandato. Sarebbe troppo tardi. Eh sì ! Crediamo fermamente che se non ci sarà una sollevazione popolare non si otterrà niente, ormai si sono abituati in Giunta alle nostre chiacchere e al nostro decennale immobilismo.
Che fare?
Savefregene tifa per il via alla sollevazione popolare. Basterebbe un po’ di gente che va a manifestare davanti al comune con i cartelloni, ci dobbiamo unire.
Anche perché se tutto passa in cavalleria con tutte ‘ste leggi e leggine che consentono la devastazione ambientale senza limiti, la morte della macchia mediterranea rimasta è assicurata e non solo quella!!!



Savefregene riporta oggi un’ interessante ricerca che invita alla riflessione sull’ influenza che possono esercitare gli spazi abitativi sui riti di socializzazione domestica. E’ chiaro che la scelta di abitare in case/loculo si pone molto spesso in modo quasi obbligato per gli acquirenti. In gran parte risulterebbe dettata da una forzatura del mercato immobiliare che, per mera speculazione, costruisce case sempre più piccole e scadenti senza alcun vincolo, imposto per legge, di sostenibilità ecologica(a volte addirittura senza seguire norme obbligatorie e regole antisismiche nei luoghi mappati) a prezzi astronomici, in secondo luogo i salari miseri, sempre più spesso legati ad un lavoro precario o di cassaintegrato, non consentirebbero alle famiglie di impegnarsi nell’acquisto di case più grandi. Per molti comprare una casa alveare richiede già di per sè un grande sforzo: gli investimenti economici, in termini di risparmio, del lavoro di una vita, e a volte una vita può non bastare a pagare il mutuo. Servirebbe dunque una nuova etica, un social-welfare delle politiche abitative ma tutti i governi , una volta al potere, chissà come mai si adagiano sui gravi problemi del PIL e la cosa più semplice da attuare è dare il via libera alla cementificazione, anche scriteriata, del territorio e all’edificazione di altre migliaia di case alveare, che non rare volte, si trasformano in ghetti anonimi privi di strutture sociali di sostegno(scuole, biblioteche, cinema, luoghi culturali e ricreativi per i giovani, piazze e con infrastrutture terzomondiste. I risvolti psico-sociali di queste politiche e l’ impatto negativo di queste sul tessuto sociale in generale sarebbe da valutare con più attenzione e da sovvertire al più presto . A seguire lo studio accennato nell’incipit,
A casa più piccola corrisponde famiglia più ridotta e, insieme al numero di metri quadri, diminuisce il numero dei figli degli italiani. A lanciare l'allarme sul legame metri quadri-famiglia è la psicologa Serenella Salomoni, che così commenta una ricerca effettuata da Sitcom Editore su un campione di 540 uomini e donne, di età compresa tra i 25 e i 65 anni, appartenenti a nuclei familiari di almeno tre componenti, in occasione del lancio del nuovo mensile di arredamento . I metri quadrati a disposizione sono sempre meno (96 , secondo l'ultimo censimento 2001 dell'Istat ma oggi in netta discesa), così come il numero delle stanze: alcune, anzi, scompaiono. Basta pensare che sono raddoppiate le case e il solo angolo cottura (il 75,5% delle case ha una cucina adibita a stanza, mentre nel 1991 era l'87,2% dei casi). E cambiano gli stili di vita, a favore di una sempre maggiore propensione all'individualismo, che gli psicologi hanno definito come "sindrome da monade". Secondo la ricerca, al diminuire degli spazi delle case, diventate sempre più come alveari nelle grandi metropoli, corrisponde il venir meno dei tradizionali riti di socializzazione. Scompare il tinello, l'ambiente per eccellenza dove la famiglia si riuniva per mangiare, per crescere i figli, leggere o fare i compiti, giocare a carte e ascoltare la radio. "Anche il salotto 'tout court' -spiega Valerio Di Bussolo, responsabile delle relazioni esterne di Ikea Italia - è saltato come categoria. Adesso tutto è molto più fluttuante, rubricato sotto la definizione inglese di 'living'.Il costo del metro quadro poi ha dato la botta finale". Così vengono però meno anche momenti di aggregazione fondamentali, quali l'invito dei parenti a casa per il pranzo della domenica (23%) perché, banalmente, non ci sono le sedie e lo spazio per ospitarli. Sparisce, di pari passo con il lento declino della tv generalista, anche l'immagine che ha fotografato l'Italia del secondo dopoguerra, che vedeva genitori e figli seduti la sera sul divano a guardare tutti assieme la tv (22%): meglio ognuno nella propria stanza, tra musica, internet e tv satellitare. Assistiamo a un fenomeno di eccessivo individualismo - spiega la psicologa - soprattutto da parte delle giovani generazioni, che si atteggiano a vere e proprie monadi, ovvero centri di forza indivisibili e autosufficienti, complice proprio la struttura delle case. Le stanze sono sempre più piccole e sono venute meno proprio quelle che fungevano da focolare domestico dove la famiglia si riuniva, come la cucina e il tinello. Da qui la sempre maggiore incomunicabilità tra generazioni, che sta seriamente minando gli equilibri sociali". Scompaiono anche elementi strutturali che creavano un confine netto tra gli ambienti in cui vivere e quelli di passaggio, quali il ripostiglio (14%) e il corridoio (11%), sostituiti dall'area degli esercizi ginnici, tra tapis roulant e pancafit (18%), dal bagno turco o dalla sauna (25%), dove esaltare il proprio bisogno edonistico di auto-gratificazione fisica. Per gli amanti della buona cucina, la nuova frontiera dell'ospitalità si sposta nella creazione di aree adibite al bar (12%) o al barbecue (16%), mentre oramai un must, anche nelle case più piccole, con tanto di allacciamento idraulico già predisposto, è il vano lavanderia (16%). Fonte: http://notizie.alice.it/

Fonte “afregene.it


Invitiamo la giunta a rendersi consapevole del fatto che Fregene ha un’identità di” luogo” space- specific da difendere e che gli viene riconosciuta grazie a riferimenti simbolici relativi al suo passato storico- culturale ed alle sue bellezze paesaggistiche e naturali.Vogliamo preservare e conservare i riferimenti luogo-specificici rimasti e integrarli con il nuovo piano di sviluppo urbano? Affidiamoci allora ad un team di architetti, geografi, psicologi ambientali e sociologi che analizzino la cittadina “in toto” ed intervengano con una visione spaziale ampia, d’insieme, conservativa e innovativa al tempo stesso, lungimirante che realizzi progetti di elevata qualità e d’autore che promuovano “l’unicità di Fregene” nel mondo. A tal fine invochiamo l’approvazione immediata in consiglio comunale di un “codice paesaggistico” che la difenda dal tentativo in atto di stereotipizzarla e de-identificarla e chiediamo anche la definizione di un “distretto culturale” locale che promuova la valorizzazione di tutte le sue peculiarità.



E adesso quanti anni dovremo attendere prima di vedere abbattute tali brutture edilizie !
(o si aspetterà fino al prossimo condono?)
E comunque per onore del vero ogni tanto passando si vedono ancora operai al lavoro.
Ma se è bloccato ...come mai c’è qualcuno all’opera?

Chi passa da queste parti potrà infatti notare che diversi esemplari di lecci che si trovano adiacenti a questa area sono rinsecchiti e stanno morendo, più avanti si potranno ammirare gli ultimi esemplari di canne palustri anch’esse in fin di vita sacrificate al dio mattone che avanza e ai falsi miti di progresso. Il vero progresso ci potrà venire solo da uno sviluppo eco-sostenibile.

E’stato abolito? sembra che ogni bruttura o speculazione edilizia siano permesse, guardate qui e dite se questa è architettura che si può inserire in un contesto urbano di una piccola cittadina marina.La macchia mediterranea distrutta, i lecci e i pini morenti sono prezzi troppo alti da pagare

per un non-sviluppo che non da nulla in cambio alla nostra cittadina. Speculazioni devastanti che distruggono il valore e la bellezza del nostro litorale.
Amministratori miopi che non vedono al di là del loro naso! Abbiamo fotografato qualche cartellone dove ci sono le date delle concessioni edilizie,sono tutte addebitabili a permessi deliberati dalla giunta Canapini .

