Fregene 13 aprile 2011
SACCHETTO DI PLASTICA, ADDIO!
16-23 aprile 20011-Settimana Nazionale “Porta la Sporta” e...rifiuta il sacchetto usa e getta!
Sebbene per legge, siano vietati dal 1 gennaio 2011 e sia vietata la loro commercializzazione, spesso ci si imbatte ancora nei vecchi sacchetti di plastica usa e getta.ormai “fuorilegge”. Urge insistere, promuovere e sensibilizzare attraverso campagne pubblicitarie richiamando l’attenzione delle persone verso l’uso responsabile verso l’ambiente e sistematico del sacchetto personale di stoffa o di materiali riusabili e/o riciclabili.
Riparte dunque in quest’ottica la settimana di porta la sporta dal 16 al 23 aprile 2011. L'Italia si è affiancata con la normativa ad altre nazioni del mondo, abolendo questo tipo di sacchetti come richiesto anche dal direttore del Programma per l'ambiente delle Nazioni Unite (Unep) nell'anno dedicato alla biodiversità. Rimane però ancora parecchio da fare per fortificare un cambio di abitudini che abbiano, nel tempo, ripercussioni positive per l’ambiente e che diventino pervasive ed automatiche nei gesti quotidiani.
Tutti ormai ritengono che l’ambiente vada protetto e tutelato e sia giunto il momento improcrastinabile di “svecchiare abitudini ormai ecologicamente insostenibili. Nel frattempo tutte le catene della grande distribuzione, compresi gli hard discount, applicano la legge e ben 150 Comuni hanno già vietato i vecchi sacchetti o hanno attivato iniziative di disincentivo al sacchetto di plastica a perdere che ci riteniamo a ribadire è fuori legge. Per capire se un sacchetto è veramente amico dell'ambiente, l'Uni (Ente nazionale italiano di unificazione) ricorda che possiamo affidarci alla norma europea En 13432 Questa norma garantisce la conformità ai requisiti stabiliti dalla direttiva 94/62/CE (e sua modifica 2004/12/CE) sugli imballaggi e sui rifiuti da imballaggio. La norma Uni En13432 permettere di determinare se un materiale può essere definito "compostabile", ossia biodegradabile in base, in particolare, a 4 caratteristiche : la biodegradabilità; la disintegrazione durante il trattamento biologico; l'effetto sul processo di trattamento biologico; l’effetto sulla qualità del composto risultante.
Questo il link per chi ne vuole sapere di più http://www.portalasporta.it


Fregene 26-06-2009 RETE ZEROGM
-OGM: UNA MINACCIA IRREVERSIBILE PER L'AMBIENTE, LA SALUTE E LE
TRADIZIONI AGROALIMENTARI.
- LE ALTERNATIVE BIOLOGICHE E LOCALI PER LO SVILUPPO RURALE EUROPEO
-PROPOSTE OPERATIVE GIURIDICHE E ISTITUZIONALI ATTE AD EVITARE
L´INTRODUZIONE DEGLI OGM IN ITALIA ED IN EUROPA
Riportiamo alcuni brevi passi salienti su questi temi, tratti nell’ordine:
1) da un’intervista al ministro per le politiche agricole
2) da un’audizione parlamentare di ASSEME (dott. Lucconi)
3) dal documento presentato dall'Accademia Mediterranea per l'Agroecologia e la Vita (AMA la VITA) al convegno di Urbino del 19 giugno u.s.e sottoscritto da molte associazioni OGM-FREE( tra cui ASSEME, Agernova, AAM TERRA NUOVA, SUM -Stati Uniti del Mondo-, TERRA BIO, Terra e Cielo, Prometeo, Istituto di Medicina Naturale di Urbino e molte altre, rimandando il lettore interessato ad approfondimenti sui siti:
http://www.agernova.it
www.mangiacomeparli.net

1)No agli Ogm' motivato quello espresso dal ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali Luca Zaia: “''Sono contrario agli Ogm...nei Paesi dove si coltiva con gli Ogm non si guadagna di più. ...gli OGM affamano gli agricoltori e non risolvono l'emergenza alimentare del pianeta, dove 3 milioni di persone muoiono di fame'. Il paradosso, ha aggiunto Zaia, è che ''gli alimenti a base di Ogm si stanno configurando non come cibo del futuro, ma per i poveri. Mentre i ricchi possono permettersi una spesa certificata e biologica. Una cosa
assolutamente da combattere perchè - ha detto il ministro - la qualità
a tavola non deve essere un lusso per pochi''.... inItalia ci sono 1,7 milioni di aziende agricole, perlo più Pmi (piccole e medie imprese), che fanno qualità''.(Ansa)

2)Audizione parlamentare ASSEME. ...In sostanza, per il dr. Lucconi, rappresentante ASSEME gli OGM non possono, al presente, essere introdotti sul territorio nazionale perché:
- inquinano irreversibilmente le aree agricole;
- non ci sono ritorni economici;
- non ci sono risparmi sui diserbanti da utilizzare;
- danneggiano in modo gravissimo la biodiversità;
- rendono inutili le banche del seme;
- non c´è aumento di produzione;
- crescono i costi dovendo l´agricoltore sopportare (direttamente o indirettamente) l´onere di non meno di sette brevetti;
- stravolgerebbero il mercato fondiario e la prelazione del confinante (riservato, di fatto, quest´ultimo, al solo produttore di OGM);
- cadrebbe la possibilità di produrre prodotti agricoli biologici e convenzionali, rendendo inutili i distretti OGM free, la verifica delle filiere produttive, la certificazione, le analisi, la
etichettatura;
- sarebbe, infine, impossibile parlare: di razionale sfruttamento del suolo, di promozione e bonifica delle terre, di formazione di unità produttive idonee, di cui all´art. 44 della Costituzione.
Stante la mancanza di certezze positive in tale ambito, reputa, conclusivamente, opportuno valutare in maniera più approfondital'impiego di colture OGM anche al fine di evitare che pochi soggetti,per lo più stranieri, si impadroniscano della catena alimentare e della agricoltura italiana, con forte penalizzazione della qualità dei prodotti nazionali.


3)Nel convegno di Urbino delle Regioni che si dichiarano "OGM Free" (ma che aprono una discussione pericolosamente orientata verso una impossibile ed insostenibile coesistenza con gli OGM -Organismi Geneticamente Modificati- , con ipotesi di distretti ogm free basati su accordi volontari territoriali e soglie di contaminazione da OGM accettate negli
alimenti convenzionali come in quelli biologici ,tra l'alto senza etichettature), l’Accademia Mediterranea ha appunto esposto in un documento proposte operative tecnico scientifiche e giuridiche, per una moratoria nazionale ed internazionale contro gli OGM e per la tolleranza zero in tutte le filiere agroalimentari, biologiche e convenzionali, atte a garantire i diritti inviolabili alla salute, all'ambiente, alla libertà di iniziativa economica edalla corretta informazione dei consumatori. Al fine di prevenire il rischio di una irreversibile contaminazione ambientale ed alimentare da OGM, che consegnerebbe nelle mani di pochi gruppi multinazionali l'intera biodiversità tradizionale italiana ed europea ed il controllo dell'alimentazione e della salute di tutta la popolazione. Vista la lunghezza dell’intervento citiamo solo alcuni passi introduttivi a sostegno delle richieste avanzate da AMA la VITA :

...In considerazione del diritto precedente dell'agricoltura tradizionale e biologica, straordinariamente ricca di biodiversità autoctona inimitabile, tesoro prezioso ricevuto dal passato da trasmettere integro alle generazioni future, a rischio di erosione genetica e di
contaminazione irreversibile del territorio e delle sementi da OGM, con conseguente minaccia per i diritti umani inviolabili e la sovranità alimentare e nazionale

Sulla base di recenti ricerche scientifiche indipendenti, che hanno accertato pericoli di danno irreversibile per la salute umana ed animale e per l´ambiente, causa la mancanza di una base scientifica e scarsa precisione ed affidabilità delle tecniche di manipolazione genetica, che creano organismi transgenici (OGM) in grado di autoriprodursi ed instabili nel tempo, con conseguenze imprevedibili per il nuovo organismo, la specie originaria naturale e gli altri
esseri viventi che se ne alimentano

Al fine di garantire l´integrità della salute umana ed animale e la Biosicurezza dalle contaminazioni ed inquinamenti da OGM dolosi e/o colposi, del territorio, delle coltivazioni e degli alimenti, con il risarcimento degli eventuali danni e costi di bonifica da parte dei
responsabili dell´inquinamento stesso

Per l´opposizione alla coltivazione di OGM della grande maggioranza
della popolazione italiana ed europee ...
leggi tutto su:
www.politicamentecorretto.com/index.php?news=13800





Fregene 7 febbraio 2009 Cambiare per l’ambiente: Abbattere l’inquinamento con “IL FOTOVOLTAICO”
La comunità europea si è data l’obiettivo improrogabile di affrontare i problemi legati alle fonti energetiche sia per l’aspetto inerente all’abbattimento dei gas serra sia per creare un’approvvigionamento che ci renda indipendenti attraverso un mercato interno di energia.
Gli investimenti in nuove tecnologie a “emissioni Zero” come pure le proroghe degli incentivi sulla rottamazione di veicoli inquinanti di molti governi, fra cui quello di ieri del governo italiano, sembrano andare verso una maggiore sensibilità e rispetto per l’ambiente.
Il messaggio che passa è finalmente quello che ci dice:”CAMBIARE SI PUO’.
I tempi e i costi per questo lento cambiamento, in particolare nel fotovoltaico, non saranno brevi nè economici ma è un passo che ci porterà ad un’apprezzabile contributo nel 2030 dell’1% di “energia pulita” della domanda elettrica europea.
Le tecnologie fotovoltaiche realizzano la conversione della radiazione solare in energia elettrica permettendo una produzione diretta e modulare per appicazioni in soluzioni impiantistiche che vanno dai pochi KW per l’ uso domestico fino a molti MW delle centrali fotovoltaiche a terra.
L’industria fotovoltaica sta crescendo anche in Italia ma rimane un gap significatico con altri stati come la Germania e il Giappone che già da dieci anni, grazie agli incentivi, hanno creato un mercato stabile e duraturo.
Bisogna che anche in Italia si trovi più tempo da dedicare alla tutela ambientale anche attraverso campagne pubblicitarie che rendano note le agevolazioni e i vantaggi per chi passa all’energia fotovoltaica. Si dovrebbero inoltre, nelle strutture di recente edificazione sia ad uso privato che pubblico, porre vincoli oltre che sgravi fiscali per un progressivo e continuo passaggio verso l’adozione del fotovoltaico.


Roma 15-11-2008 - Nuova vita ai rifiuti: diventano materie prime.
Quella parte dell’industria relativa al riciclo è l’unica in crescita ed ha incassato un +8%.
Alcune aziende hanno sviluppato un business in questo settore, è il caso di dirlo.
I rifiuti possono essere riportati a nuova vita come nel caso degli oli per l’auto oppure possono trasformarsi in materie prime come l’alluminio, la carta e la gomma utilizzate in una miriade cose indispensabili alla nostra vita
Ci vogliono 800 lattine per poter avere una bicicletta nuova di zecca, 77 lattine potrebbero diventare una macchinetta per il caffe da 3 persone o ancora 12 bottiglie di plastica si possono trasformare in un bel pile variopinto per bambino, 20.000 pneumatici servono per avere un prato sintetico per un campo di calcio, sempre dalle gomme usate si possono fare le suole delle scarpe ecc.

Alcuni creativi sono riusciti a dar vita ad una borsa servendosi del copertone di una ruota usata, come manico hanno riciclato la cintura di sicurezza. Esistono interi uffici costruiti con eco-materiali interamente riciclati a partire dalla carta che ad oggi è la materia più riusata in Italia.
Una ditta americana (quando si dice l’inventiva) ha pensato di costruire una macchina che premia i comportamenti riciclatori infatti, ogni circa settanta bottiglie che vengono inserite al suo interno si ha diritto a 15 minuti di conversazione telefonica gratuita, la macchina emette lo scontrino per il bonus. Le regioni che riciclano di più sono: Lombardia, Trentino, Veneto, Piemonte.

Roma 11 ottobre 2008 - Cos’è la raccolta porta a porta? Come si fa?
“Dove vanno a finire i rifiuti che alcuni di noi separano in casa: carta, plastica e vetro?” Questa è la domanda che assilla alcuni cittadini virtuosi di Fregene. Ebbene, allo stato attuale delle cose, possiamo dire con certezza che la raccolta differenziata nel nostro comune è pressochè pari a zero. Non solo, sembra che non esista nemmeno un piano programmatico per far uscire il nostro comune da questo retrogrado impasse e porlo fra le città che si stanno avviando a grandi passi verso la percentuale di riciclo richiesta a gran voce dalla Comunità europea nell’arco di pochi anni.. In attesa che la Fiumicino “(dis)servizi” diventi un’azienda votata alle “buone pratiche” e trasformi i rifiuti in ricchezza come molti altri hanno già fatto o si accingono a fare, Savefregene, nell’attesa, si propone di far conoscere alcune norme sul come dividere e conferire correttamente i rifiuti.
Vi vogliamo parlare brevemente della
raccolta dei rifiuti porta a porta che, in alcuni comuni situati soprattutto al nord, si aggira ormai su valori medi percentuali superiori al 60% .
Ogni casa o condominio deve avere almeno 4 contenitori di colore diverso dove porre una sola categoria di rifiuti, facciamo qualche esempio non esaustivo:

Gli imballaggi in plastica vengono conferiti in sacchi trasparenti ( bottiglie, flaconi,borse della spesa, polistirolo ecc...)
Esiste un calendario, consegnato dalla ditta che si occupa del servizio, su cui sono segnati per ogni giorno dell’anno cosa viene raccolto: ad esempio lunedì organico, martedì plastica ecc.
I bidoni (ecobox o carrellato) si devono esporre in luogo visibile e accessibile entro le 8 di mattina.





Roma 6 settembre 2008 - Le api stanno morendo in massa a causa delle sostanze chimiche tossiche impiegate in agricoltura. Senza questi preziosi insetti ronzanti addio miele, propoli, cera…. ma soprattutto addio ad una buona parte dei frutti che raccogliamo nei campi che le api impollinano durante il loro ciclo di vita. Cliccate qui dentro per firmare la petizione “Liberi da veleni“
www.apitalia.net/it/liberidaiveleni.php



Roma 5 agosto 2008 - BERE L'ACQUA DEL RUBINETTO È MEGLIO PERCHÉ:

1. Costa molto meno: dalle 500 alle 1.000 volte in meno dell'acqua in bottiglia! 2. È più sicura: recentemente si è riscontrato (Adiconsum) che 87 su 98 aziende di acqua minerale sottoposte a esame dal Ministero della Salute sono risultate non in regola! Inoltre, i limiti di concentrazione ammessi per alcune sostanze (es. arsenico) sono più severi per le acque potabili rispetto alle minerali. 3. Non inquina: l'acqua minerale proviene spesso da zone molto lontane dal luogo di acquisto, quindi con un forte impatto ambientale dovuto al trasporto: un camion può trasportare circa 26500 litri (17667 bottiglie da 1,5 litri), sono necessari ogni anno oltre 280.000 viaggi, per quanti milioni di chilometri? 4. Non produce rifiuti: imballaggi e bottiglie devono essere smaltite; le Regioni spendono molto di più per lo smaltimento delle bottiglie di quanto ricavano dalle irrisorie concessioni per il prelievo dell'acqua. 5. E' più fresca: l'acqua in bottiglia può essere consumata anche dopo anni.
Alcune acque minerali sono certamente di qualità e hanno fini terapeutici (non a caso un tempo venivano vendute solo in farmacia!), può esservi la necessità di usi temporanei in situazioni di emergenza, ma certamente non è giustificato l'indisciminato utilizzo odierno dove si è arrivati quasi a demonizzare l'acqua del rubinetto; è invece necessaria e urgente un'adeguata informazione sull'acqua di casa.
La migliore acqua da bere, quindi, non si trova necessariamente in una bottiglia. Se vogliamo bere acqua pura dobbiamo porre maggiori sforzi nel proteggere fiumi, laghi e falde idriche, e poi investire per garantire un buono stato e una gestione delle reti per la distribuzione dell'acqua. E' fondamentale, affinchè l'acqua sia un diritto, che la sua gestione sia basata su principi di solidarietà e risparmio della risorsa, garantendo a tutti un quantitativo minimo giornaliero (almeno 50 litri) e solo oltre il quale far pagare le tariffe in proporzione all'eventuale consumo crescente.

Per questi motivi la gestione delle acque potabili deve essere dello Stato (con gli enti pubblici preposti). Il WWF è tra i promotori della legge d'iniziativa popolare promossa dal "Forum italiano dei movimenti per l’acqua" concernente "Principi per la tutela, il governo e la gestione pubblica delle acque e disposizioni per la ripubblicizzazione del servizio idrico".  Sono state raccolte, e consegnate nel 2007 al Presidente della Camera, più di 400.000 firme.  Fonte WWF


Roma 5 agosto 2008
Alcune facili regole per salvare il Nostro eco-sistema e lasciare un mondo migliore ai Nostri figli:
- Busta di plastica .... no grazie!!  Per la nostra spesa usiamo una borsa propria apposita (magari di stoffa) e non usa e getta.
-          Per ogni acquisto evitiamo tutti quei prodotti che fanno uso di molto confezionamento e imballaggio .... se fattibile, sfuso e’ meglio!!
-          Beviamo l’acqua del rubinetto .... piu’ controllata e quasi sempre di ottima qualita’ ... senza plastica, trasporto e costi aggiuntivi!!
-          Usiamo trasporti ecologici: mezzi pubblici, auto ad alimentazione metano/GPL/ibride
-          Facciamo Raccolta Differenziata: un piccolo sforzo in piu’, ma che dara’ presto i suoi grandissimi risultati
-          Non abusiamo di tutto cio’ che assorbe energia: elettrodomestici, auto, acqua calda, luci, condizionatori, etc. ... il consumo di corrente favorisce il surriscaldamento del pianeta
-          Utilizziamo luci ed elettrodomestici a basso consumo e della classe migliore
-          Facciamo uso principalmente dei prodotti locali e di stagione: trasporti ridotti e qualita’ migliore!
-          Coinvolgiamo gli altri in questa lotta importante ... tutti noi possiamo fare molto parlandone con i nostri amici e conoscenti, ed istruendo i nostri figli ..ed i nostri genitori!  Prima di ogni azione domandiamoci sempre ... posso trovare una soluzione piu’ ecologica??
 
Ricorda: dipende molto da te, saremo noi e le future generazioni a pagarne le consequenze.  Sentirsi impotente e’ solo un modo per giustificare un nostro comportamento non ecologico, e soprattutto pensa che stiamo parlando di un problema vero, e che poco alla volta ci sta’ accerchiando, un male che possiamo vivere tutti i giorni sulla nostra pelle...l’aria che respiriamo, il cibo che mangiamo, i mari e i fiumi inquinati, le temperature sempre piu’ alte ... il problema esiste ... il nostro mondo si sta’ ammalando sempre di piu’ ... fino ad un punto di non ritorno..... e TU PUOI FARE QUALCOSA!!
Fonte Legambiente




Giugno 2008 IL PROBLEMA RIFIUTI
Oggi sappiamo che per i rifiuti fognari la tecnologia mette a disposizione impianti di depurazione affidabili; così filtri ed apparecchiature per le emissioni gassose ai camini o agli scarichi delle auto; moderni sistemi di bonifica dei siti inquinati (per essere stati, per esempio, sede di impianti chimici), permettendo di rimettere sul mercato terreni altrimenti persi.
Ma oltre che intervenire a valle, possiamo immaginare a monte azioni volte a risparmiare energia, ridurre gli sprechi, difendere l’ambiente.
Molto, anche se non moltissimo, si è fatto, e molto si può fare in questo momento particolare, nel quale governi e partiti politici di tutti i Paesi si sono finalmente resi conto dell’importanza dei problemi sul tappeto e dell’improcrastinabilità di azioni di contenimento.
Qualche esempio. Si deve evitare di mandare a discarica rifiuti urbani
tal quali, procedendo ad una raccolta differenziata che recuperi, vetro, materiali ferrosi e carta, in modo da poter riciclare tali prodotti, una volta effettuate le opportune verifiche di convenienza economica, senza dimenticare però i conseguenti risparmi energetici. Il materiale che resta può poi essere avviato ad una discarica aperta, spesso incontrollata e dunque pericolosa per l’inquinamento e la salute, oppure (come detto dopo “differenziazione”) ai cosiddetti termovalorizzatori per essere bruciati e fornire energia termica ed energia elettrica per usi civili (teleriscaldamento) o industriali.
Le Norme Europee ed i controlli dell’
IPPC (Integrated Prevention and Pollution Control) garantiscono le severità dei limiti imposti ai componenti dei gas di emissione, e ciò a tutela della salute del cittadino. In Italia vengono bruciati ogni anno 60 kg di rifiuti per abitante (contro i 600 prodotti pro-capite), mentre sono 200 in Francia e 600 in Danimarca. In Italia ci sono 41 impianti per il recupero energetico dei rifiuti quasi tutti concentrati nel Centro-Nord; nel Centro-Sud invece alcune regioni, come ad esempio Campania e Lazio, ne sono privi.
Se si potessero realizzare altri impianti per un numero compreso tra 24 e 38 (impianti moderni a bassissimo impatto ambientale, con produzione di energia elettrica e termica) si potrebbero sottrarre alla discarica 5.000.000 di tonnellate di rifiuti urbani, corrispondenti al circa 1’8% della produzione italiana di immondizia. Il loro utilizzo come forma di energia potrebbe portare ogni anno ad una produzione di almeno 3-3,5 TWh, pari a più del 5% dei consumi elettrici delle famiglie italiane (Fig. 13).
Per ora noi portiamo a discarica, come detto, oltre l’80% dei rifiuti con evidenti problemi anche igienici (indagini epidemiologiche condotta dalla Protezione Civile e dal CNR denunciano il grave aumento dei malati di cancro nel napoletano con grande ragionevolezza collegato a più di 1.000 discariche mal tenute e pericolose per la salute); ciò conferma quanto sopra detto. Ne si dimentichi la pericolosità di alcune azioni come quella di dare alle fiamme i rifiuti solidi urbani (RSU) dato che il fumo emesso contiene notevoli quantità della pericolosa diossina.
Naturalmente la progettazione, la realizzazione e la gestione degli impianti di termovalorizzazione, nell’ipotesi di un loro inserimento sul territorio, dovranno essere rigidamente assoggettati, per il rispetto della normativa vigente, ad appositi organi di controllo istituzionali, così come prevede la legge.

Termovalorizzazione dei rifiuti

Fonte :sostenibilità energetico-ambientale università “la Sapienza”

9 Giugno 2008
L’INQUINAMENTO PRODOTTO DAI TRASPORTI.
Giusto per sfiorare il tema dei trasporti su gomma (trasporti che sono responsabili oltre che di emissioni gassose nocive, anche del famoso particolato PM10, cioè particelle di carbonio di dimensioni di 10 micron che penetrando nei polmoni possono provocare gravi disturbi all’apparato respiratorio), risulta indispensabile accelerare il ricambio del parco macchine, ancora in parte obsoleto, per fare in modo che le emissioni delle marmitte rispettino i limiti severi imposti dalle Norme EURO. La Commissione Europea sta,tra l’altro,studiando la possibilità di collegare i livelli di tassazione alle emissioni di anidride carbonica delle vetture nuove.

Non dimentichiamo poi che esiste un particolato di “seconda specie” che si crea nella troposfera per effetto di alterazioni fitochimiche dei composti organici volatili (COV), di NOx etc., che può essere trasportato per chilometri e ricadere nelle zone più impensate. Così, per esempio a Roma, una centralina ACEA ha misurato in una zona distante chilometri dalla città una concentrazione di particolato maggiore di quella misurata contemporaneamente nel centro della città. L’emissione di NOx e di SO2 può poi causare la ricaduta a grandi distanze di composti acidi, le cosiddette “piogge acide” che danneggiano intere foreste (vedi per esempio quello che successe anni fa per la Foresta Nera della Germania), coltivazioni e la stessa salute dell’uomo.
Nel contempo occorre
favorire e potenziare il trasporto pubblico, dando fiducia al cittadino sul rispetto degli orari e sulla qualità dei servizi.
Sempre in città andrebbe meglio codificato il trasporto merci, sia come orari, che con la possibilità di far viaggiare furgoni e camion a pieno carico, con opportuni accordi commerciali tra i rivenditori di merci.
Per il trasporto delle merci su percorsi exra-urbani o sulle lunghe distanze, occorre favorire il trasporto intermodale (gomma, ferro, cabotaggio marittimo). Maggior severità va impiegata per il rispetto dei limiti di velocità di auto e soprattutto di mezzi pesanti tra i quali occorrerebbe collocare anche alcuni tra i cosiddetti
SUV, e ciò non solo per evidenti motivi di sicurezza, ma per impedire che le emissioni allo scarico (CO2 emessa per chilometro) ignorino, come oggi avviene, l’attuale già severa normativa europea (167 gr CO2/km oggi e 130 nel 2012, con una proposta della CE addirittura per 120).
L’uso del
metano e del gas di petrolio liquefatto (GPL) per le automobili ed i trasporti leggeri, anche se costituisce una nicchia di mercato va incoraggiato e così pure – secondo le indicazioni UE – l’uso del biodiesel, prodotto dalla transesterificazione di oli vegetali, ricavati da colture oleaginose, o del bioetanolo, prodotto dalla fermentazione di piante zuccherine.
Fonte :sostenibilità energetico-ambientale università “la Sapienza”


Sacchetti di plastica ? No grazie !
Prodotti ogni anno in numero impressionante. Ma anche
l'utilizzo "corretto" provoca l'aumento delle emissioni. I nostri quindici miliardi di motivi per non usare sacchetti di plastica. Ci sono quindici miliardi di motivi per farlo: uno per ogni sacchetto di plastica prodotto annualmente in Italia.
Un numero che comporta qualche problema non trascurabile.

Il primo è legato al cattivo uso: lo shopper è leggero, non costa quasi niente, serve a portare tante cose e liberarsene non è una perdita economica. Purtroppo è una grande perdita ambientale: una volta abbandonati in campagna o al mare - per incuria, disattenzione, ignoranza - i sacchetti di plastica inquinano e deturpano il paesaggio per decenni o secoli. Ma c'è anche un problema legato a un uso apparentemente corretto. Anche chi evita accuratamente di lasciare in giro i sacchetti, che però continua a comprare a ritmo forsennato ogni volta che fa la spesa, si rende responsabile di un piccolo ma significativo contributo all'aumento dell'effetto serra. Secondo i calcoli dell'ex presidente della commissione ambiente della Camera, Ermete Realacci, l'uso dei sacchetti di plastica è responsabile dell'emissione di 400 mila tonnellate di anidride carbonica e comporta l'acquisto dell'equivalente di 200 mila tonnellate di gasolio. Una trappola da cui si uscirà il primo gennaio del 2010 quando entrerà in vigore la norma che impone l'uso di plastica biodegradabile che tra l'altro si produce in Italia su brevetto italiano grazie a un accordo tra la Novamont, un'azienda nata da un centro di ricerca Montedison, e la Coldiretti. Mezzo chilo di mais e un chilo di olio di girasole sono sufficienti per creare circa 100 buste di bioplastica. Secondo i calcoli della Coldiretti, per sostituire le 300 mila tonnellate di plastica necessarie a produrre i sacchetti usati in un anno in Italia basterebbe coltivare circa 200 mila ettari, un quinto delle terre agricole non utilizzate. Il tutto con un ovvio vantaggio ambientale visto che un chilo di polietilene comporta l'emissione di 2 chili di anidride carbonica, mentre per 1 chilo di bioplastica si rilasciano solo 800 grammi di anidride carbonica.
di ANTONIO CIANCIULLO (La Repubblica)


La compostiera o composter è un contenitore atto a favorire la decomposizione aerobica della frazione organica dei rifiuti solidi urbani. La compostiera può essere fatta di plastica, ma esistono diversi modelli artigianali autocostruiti in legno e metallo. La conformazione della compostiera è pensata per favorire l'ossigenazione del materiale organico.
Il modo più semplice per realizzare una compostiera è quello di prendere 4 pallet e legarli insieme in modo da formare un cubo di circa un metro di lato
Il prodotto che si ottiene è il
compost.
Il compost, detto anche terricciato o composta, è il risultato della decomposizione e dell'umificazione di un misto di materie organiche (come ad esempio residui di potatura, scarti di cucina, letame, liquame o i rifiuti del giardinaggio come foglie ed erba falciata) da parte di macro e microrganismi in condizioni particolari: in particolare presenza di ossigeno ed equilibrio tra gli elementi chimici della materia coinvolta nella trasformazione.
Il processo, detto compostaggio, è controllato ed accelerato dall'uomo. Tra i macrorganismi si annoverano insetti, lombrichi e funghi.

Il compost può essere utilizzato come fertilizzante su prati o prima dell'aratura. Il suo utilizzo, con l'apporto di sostanza organica migliora la struttura del suolo e la biodisponibilità di elementi nutritivi (azoto). Come attivatore biologico aumenta inoltre la biodiversità della microflora nel suolo.



Attenzione all’ olio per frittura
E’ bene saperlo per la tua salute e la salute del tuo mondo. Sapete dove buttare l'olio della padella dopo una frittura fatta in casa?  Sebbene non si facciano molte fritture, quando le facciamo, buttiamo l'olio usato nel lavandino della cucina o in qualche altro scarico, vero? Questo è uno dei maggiori errori che possiamo commettere. Perché lo facciamo?... Semplicemente perché non c'è nessuno che ci spieghi come farlo in forma adeguata. Il meglio che possiamo fare (in attesa di contenitore apposito dove riciclarlo) è aspettare che si raffreddi e collocare l'olio usato in alcune di queste bottiglie di plastica, o barattoli di mayonese o marmellate,chiuderli e metterli nella spazzatura. Un litro di olio contamina circa un milione di litri d'acqua, quantità sufficiente per il consumo di acqua di una persona per 14 anni.